Immanuel Kant
La rivoluzione copernicana
Scopo della Critica della ragion pura (1781) è di comprendere che cosa e fino a che punto la mente umana può conoscere indipendentemente dall’esperienza. Questa esigenza nasceva dalla necessità di superare lo stallo in cui si era trovata la filosofia, in bilico tra la metafisica razionalista che produceva affermazioni non verificabili empiricamente e l’empirismo di Hume che si risolveva in una forma di scetticismo. Per superarlo Kant si accinse a una vera e propria rivoluzione copernicana del pensiero in cui venne ribaltato il rapporto tradizionale tra il soggetto che conosce e l'oggetto conosciuto. Nella nuova prospettiva kantiana non è la mente umana ad essere recettrice passiva della realtà esterna, ma è la realtà esterna che si adatta alle forme e alle strutture della mente umana. In questo modo è la modalità stessa in cui il soggetto rappresenta l’oggetto a costituire l’universale, superando lo scetticismo di Hume che asseriva che non è possibile derivare leggi universali basandosi sulla sola esperienza.
A priori e a posteriori
L’a priori è quindi ciò che viene prima dell’esperienza e si pone come sua condizione, l’a posteriori è invece il fatto dell’esperienza, cioè il fenomeno che si presenta nella sua contingenza, dopo che la sua forma e i suoi limiti sono stati definiti dall’a priori.
L’Estetica Trascendentale
Spazio e tempo sono in Kant forme a priori della sensibilità (o dell’intuizione sensibile) che permettono di ordinare il dato grezzo proveniente dai sensi, sono intuizioni pure, ovvero lo schematismo con il quale la mente riordina e rende intelligibile ogni esperienza.
Lo spazio è la forma del senso esterno, dispone le cose l’una accanto all’altra. Il tempo è la forma del senso interno, dispone le cose l’una dopo l’altra attraverso la successione o la contemporaneità. Il tempo è la forma dominante perché ogni percezione esterna (spaziale) è destinata a divenire pensiero interno (temporale).
Entrambe le forme appartengono all’estetica trascendentale, “estetica” qui nel significato greco di aisthesis, sensazione/percezione, dunque non con riferimento all’arte, ma al modo in cui si struttura la percezione; “trascendentale” perché trascende l’esperienza ponendosi come sua condizione.
L’Analitica Trascendentale
Mentre l'estetica trascendentale riguarda il dato sensibile (spazio e tempo), l'analitica trascendentale riguarda l'intelletto, la facoltà attraverso cui vengono organizzati e pensati i dati sensibili: “Senza sensibilità nessun oggetto ci verrebbe dato, e senza intelletto nessun oggetto verrebbe pensato”. Kant parla di Analitica Trascendentale in quanto si tratta di isolare, scomporre e individuare le forme a priori dell'intelletto, cioè le forme che precedono l’esperienza.
Queste forme isolate dell’intelletto sono chiamate da Kant categorie, gli elementi puri e costitutivi della facoltà dell'intelletto, in Aristotele esse rappresentavano le classi supreme che racchiudono tutte le cose possibili del mondo, in Kant sono le forme a priori che si occupano di riordinare il materiale fenomenico già organizzato in forma spaziale e temporale.
Sono 12 le categorie per Kant, raggruppate in 4 classi fondamentali:
Quantità: unità, pluralità, totalità; Qualità: Realtà, negazione, limitazione; Relazione: Inerenza e sussistenza (sostanza e accidente), causalità e dipendenza (causa ed effetto), reciprocità (azione reciproca); Possibilità: Possibilità/Impossibilità, Esistenza/Inesistenza, Necessità/Contingenza.
L’Io Penso e la fondazione dell’oggettività
L'Io penso (ich denke), o anche Appercezione Trascendentale, è la funzione logico-formale che unifica la realtà strutturando i dati grezzi che provengono dai sensi. Senza l'Io penso, la nostra mente riceverebbe solo un flusso disordinato di sensazioni e non potremmo mai avere l'esperienza di un mondo oggettivo e coerente. Pensare equivale a unificare: l'Io penso ordina i dati sensibili attraverso le 12 categorie (concetti puri) e lo spazio e il tempo per creare il mondo fenomenico.
Quando guardiamo l’oggetto “mela” noi riceviamo un insieme di percezioni che giungono ai sensi, il suo colore, la sua forma, la superficie liscia, il suo sapore. Non basta percepire tutte queste sensazioni isolatamente per dire “questa è una mela” ma deve invece esistere un soggetto che unifica, il quale implicitamente dice: "Tutte queste rappresentazioni appartengono a me, a un unico soggetto". Il mondo oggettivo non è dunque oggettivo in sé, ma l’oggettività è lo stesso Io penso che organizza ogni esperienza secondo tempo, spazio e categorie pure, sì che la realtà unificata diventa "oggettiva" (uguale per tutti gli esseri umani) proprio perché tutti gli uomini possiedono la stessa identica funzione mentale dell'Io penso.
1) i Giudizi analitici a priori: il predicato non aggiunge nulla di nuovo rispetto a ciò che esplicito nel soggetto (es. "tutti i corpi sono estesi"), il concetto di "estensione" è infatti già logicamente incluso nel concetto di "corpo", per affermarlo non occorre quindi fare appello all'esperienza, ma basta analizzare il soggetto.
3) i Giudizi sintetici a priori: sono i giudizi che ampliano la conoscenza e al contempo sono universali e necessari, come per esempio le operazioni matematiche, i principi della geometria e della fisica, essi sono a priori perché il calcolare è proprietà del soggetto e non della realtà in sé: il calcolare è un enumerare nel tempo, la geometria è un misurare lo spazio, forme a priori della sensibilità.
3) Autonomia: Agisci in modo che la tua volontà, in base alla massima, possa considerare se stessa come universalmente legislatrice. La morale non può essere vincolata da comandi esterni, quali la religione, le leggi dello Stato o il timore di sanzioni. L'uomo è legislatore di se stesso: la legge morale scaturisce dall'interno ("il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me").
La morale kantiana è formale, non descrive nel dettaglio il contenuto dell'azione morale, ma indica la forma che la nostra azione deve assumere perché sia definibile come morale: "in questa forma l'azione è morale", cioè risponde alle regole dell'universalità, della dignità e dell'autonomia; è inoltre incondizionata, cioè non condizionata da uno scopo che non sia l'azione morale in se stessa; è intenzionale in quanto il valore morale di un'azione non dipende dal suo risultato ma dal motivo interiore e dalla "volontà buona" che muove il soggetto ad agire.
1) Legalità è il semplice conformarsi a una legge, una persona può rispettare la legge perché è nel suo interesse o perché ha paura delle sanzioni, oppure per ottenere un vantaggio, in questo caso l'azione pur essendo legale non è morale;
2) Moralità è invece l'azione che nasce dall'intenzione pura, nel nostro caso la persona rispetta la legge perché percepisce l'obbedienza alla legge come un valore in sé, indipendentemente dai vantaggi che può ottenere.
Il Sommo Bene rappresenta l'oggetto supremo della ragione pratica, il fine ultimo a cui deve tendere la moralità. Esso è dato dall'unione della Virtù con la Felicità.
1) Immortalità dell'anima: permette un progresso infinito verso la santità (virtù perfetta).
2) Esistenza di Dio: garantisce che, in un'altra vita, la felicità sia proporzionata alla virtù.
3) Libertà: senza la libertà di scegliere il dovere, la morale stessa non sarebbe possibile.