Friedrich Hegel

L'idealismo tedesco

Anche l'idealismo tedesco si porta oltre il realismo che pensa il mondo esterno esistente indipendentemente dal pensiero, ma a differenza dell'idealismo kantiano lo fa rilevando che il noumeno, la cosa in sé kantiana, è un concetto contraddittorio: se la cosa in sé è ciò che si trova radicalmente al di fuori del pensiero, essa è pur sempre qualcosa di pensato, di conseguenza al di fuori del pensiero non resta nulla: tutta la realtà è contenuta nel pensiero. Cade anche la distinzione tra pensiero e realtà esterna, in quanto il mondo oggettivo "ricade" nel pensato, nell'orizzonte aperto dalla coscienza, senza la quale il mondo non troverebbe un luogo in cui manifestarsi.

"Il vero è l'intero"

Friedrich Hegel concepisce la realtà come il processo di sviluppo dello Spirito, cioè del progressivo manifestarsi della ragione universale. Posto che la parte presa isolatamente possiede meno verità del tutto, la verità emerge dal processo che mette in relazione dinamica le singole parti: nulla di statico e isolato possiede il carattere di verità compiuta, ogni cosa è parte di un processo e la verità è il compimento di questo processo: "Il vero è l'intero. Ma l'intero è soltanto l'essenza che si completa mediante il suo sviluppo" (Prefazione a Fenomenologia dello Spirito, 1807). 

Hegel si serve della metafora della pianta: 

"Il bocciolo scompare nella fioritura, e si potrebbe dire che quello viene confutato da questa; similmente, nell'apparire del frutto, il fiore viene dichiarato una falsa esistenza della pianta, e il frutto subentra al posto del fiore come sua verità. […] la loro fluida natura ne fa momenti dell'unità organica, nella quale esse non solo non si respingono, ma anzi sono necessarie l'una non meno dell'altra; e questa eguale necessità costituisce la vita dell'intiero."

Bocciolo, fiore e frutto sembrerebbero l'uno la contraddizione dell'altro, ma la verità non è un momento isolato, è l'intero processo organico della pianta. 

"Ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale"

Nella prefazione ai Lineamenti di Filosofia del Diritto (1821) Hegel scrive "ciò che è razionale è reale; e ciò che è reale è razionale", stabilendo la totale identità tra pensiero ed essere razionale. 

Ciò che è razionale è reale: la ragione non è un ideale astratto, la ragione si attualizza concretamente nel mondo attraverso le leggi, le istituzioni e la cultura di un popolo, i quali sono lo specchio della razionalità universale in un dato momento del suo sviluppo. Non solo dunque la realtà è intrinsecamente razionale, ma il razionale stesso è manifestatamente e concretamente presente nella realtà. 

Ciò che è reale è razionale: la realtà oggettiva possiede un'intima struttura razionale che la filosofia ha il compito di rivelare, gli eventi storici, per quanto drammatici o negativi, rappresentano lo sviluppo logico della razionalità universale, ogni evento storico è parte di un processo necessario, di conseguenza anche ogni epoca ha una sua precisa ragion d'essere all'interno del cammino che porta all'autocoscienza dell'Assoluto.

La nottola di Minerva: posta l'identità tra reale e razionale si può stabilire quali sono i limiti e lo scopo della filosofia: essa non ha lo scopo di cambiare il mondo quanto piuttosto di comprenderlo. Il pensiero, infatti, arriva sempre quando la realtà ha già compiuto il suo sviluppo (una post-veggenza): la comprensione è sempre a posteriori in quanto deve attendere il compimento del processo in cui consiste la verità. La filosofia è dunque come la nottola di Minerva (la civetta di Atena, simbolo della filosofia) che spiccava il suo volo solo sul far del crepuscolo, a giornata ormai conclusa.

"Per dire ancora una parola a proposito del dare insegnamenti su come dev'essere il mondo, ebbene, per tali insegnamenti in ogni caso la filosofia giunge sempre troppo tardi. In quanto pensiero del mondo essa appare soltanto dopo che la realtà ha compiuto il suo processo di formazione e si è già bell'e assestata. [...] la nottola di Minerva inizia il suo volo soltanto sul far del crepuscolo."

Tesi, antitesi e sintesi

La realtà procede per contrapposizioni, la legge che regola il divenire segue un preciso schema razionale suddiviso in tre momenti:

La tesi: l'Idea si trova ancora in sé, puro concetto astratto (la Logica). È il momento in cui l'intelletto pensa rigidamente che le cose siano separate, ma la ragione dialettica mostra che ogni concetto non può esistere se non correlato al suo opposto, di conseguenza la tesi perde la sua staticità e genera inevitabilmente l'antitesi.

L'antitesi: l'Idea si porta fuori di sé, si fa materia e si disperde nello spazio (la Natura). È il momento necessario della negazione della tesi (del "negativo razionale"), qui intesa come forza motrice positiva. Senza l'opposizione e lo scontro non vi sarebbe alcun reale progresso della storia. Il conflitto è il motore che permette di evolvere verso una conoscenza più completa.

La sintesi: l'Idea ritorna dentro di sé prendendo coscienza di se stessa nell'uomo (lo Spirito). Il momento è detto anche Aufhebung, superamento, o del "positivo razionale", perché in esso vi è il superamento della tesi attraverso la negazione per arrivare alla sintesi. Mantiene la verità e il valore di entrambi i momenti precedenti portandoli alla loro massima espressione.

Lo Spirito Assoluto

Il momento in cui lo Spirito, attraverso l'uomo, prende finalmente coscienza di sé e si riconosce come attivo nel mondo è definito da Hegel "Spirito Assoluto", e qui la parola "assoluto" indica il processo universale che non dipende da nient'altro, la totalità della realtà e della ragione che, superando ogni limite finito, comprende in sé l'intera storia e giunge alla piena consapevolezza di sé.

 Lo Spirito diventa Assoluto in forza della consueta triade logico-dialettica: 

1) lo Spirito Soggettivo: è lo Spirito isolato nel singolo individuo che non ha ancora coscienza di sé; 

2) lo Spirito Oggettivo: è lo Spirito che si manifesta sopra l'individuo realizzandosi in concreto nelle istituzioni sociali, politiche e storiche e che trova la sua massima espressione nello Stato; 

3) lo Spirito Assoluto: è il momento finale del processo in cui lo Spirito si libera di ogni condizionamento e giunge alla totale autoconsapevolezza di sé, cioè di essere l'intera realtà. 

Questa autocomprensione si realizza a sua volta per mezzo di tre forme conoscitive:

1) l'Arte, o dell'intuizione sensibile. L'arte rappresenta il primo gradino dello Spirito Assoluto. In questa fase lo Spirito conosce se stesso attraverso forme materiali e sensibili, fondendo l'infinito della verità con il finito della materia. Dall'arte egizia, ancora rozza e incapace di esprimere il perfetto equilibrio tra il contenuto spirituale e la forma sensibile, si passa a quella greca, caratterizzata dal perfetto equilibrio tra contenuto spirituale e forma materiale, come ultimo momento vi è l'arte romantica contemporanea a Hegel, dove il contenuto spirituale è così ricco da travalicare la forma sensibile sancendo di fatto la morte dell'arte: da questo momento in poi l'arte smette di essere strumento di conoscenza dell'Assoluto, lo Spirito passa dunque a forme puramente spirituali o razionali quali la Religione e la Filosofia.

2) la Religione, o della rappresentazione intellettuale. La religione compie un passo avanti traducendo l'Assoluto dalla forma sensibile a quella della rappresentazione intellettuale, pur rappresentando una scissione emotiva, sacrale, tra l'uomo e il Dio concepito ancora come separato dal mondo. La forma più matura di religione è il Cristianesimo, in quanto i dogmi della Trinità esprimono in maniera simbolica i tre momenti della dialettica del reale: il Padre, l'Idea pura in sé del Dio al di fuori del mondo; il Figlio, dove l'Idea esce da se stessa e si incarna nel mondo facendosi storia; lo Spirito Santo, che rappresenta il superamento della scissione. Attraverso la comunità dei fedeli lo Spirito prende consapevolezza di sé, riconciliando l'umano e il divino, il finito e l'infinito.

3) la Filosofia, o del puro concetto razionale. La filosofia costituisce l'ultimo momento dello sviluppo, la sintesi perfetta in cui lo Spirito si comprende in forma di concetto razionale. Supera le forme dell'Arte e della Religione rivelando che la verità storica è pura necessità logica e razionale. La storia della filosofia è la stessa storia dello Spirito e il sistema hegeliano intende presentarsi come forma definitiva del sapere.

La storia

La storia, dunque, non è un insieme di fatti casuali ma è il processo razionale attraverso cui si manifesta e si sviluppa lo Spirito acquistando piena consapevolezza di sé e della propria libertà. Il fine ultimo della storia è il conseguimento della libertà assoluta e dell'autocoscienza dell'umanità. Il progresso si produce attraverso il conflitto secondo la legge dialettica della tesi, dell'antitesi e della sintesi. Attraverso il decisivo momento del superamento dialettico (Aufhebung), il passato non viene cancellato ma assorbito e conservato nel presente. In questo modo la storia coincide con il dipanarsi stesso dello Spirito.

Gli eroi cosmici e l'astuzia della ragione: la storia è mossa dalle passioni individuali e dalle azioni di grandi uomini quali Alessandro Magno, Cesare o Napoleone. Questi personaggi, chiamati "eroi cosmici", credono di perseguire i propri scopi personali (potere, gloria, ambizione), ma in realtà sono mossi dalla Ragione universale che li utilizza come strumenti per far progredire la storia. Una volta assolto al loro compito storico, lo Spirito li abbandona al loro destino mortale: le passioni umane solo l'astuzia con la quale la Ragione persegue i propri scopi.

L'individuo è un fatto accidentale: il singolo uomo è dunque un fatto puramente accidentale, a comandare è lo Spirito del mondo che si serve degli uomini per far progredire la ragione universale, i singoli sono intercambiabili, laddove non agisce un uomo, ne agirà un altro, gli individui sono dei mezzi transitori, meri veicoli dell'universale. 

La coscienza infelice

Vi era un tempo in cui l'uomo viveva una profonda scissione e una dolorosa separazione tra se stesso e l'Assoluto (Dio), sentendosi diviso, limitato e profondamente lontano dall'infinito. Nell'ebraismo, la separazione è totale, Dio è il Signore assoluto, trascendente e giudice, mentre l'uomo è il mero servo, ridotto a nullità. Nel cristianesimo antico e medievale l'uomo tenta di colmare il divario attraverso l'incarnazione di Dio nel mondo, ma Cristo è ormai un'esperienza storica lontana e l'Assoluto non si lascia comunque afferrare come cosa materiale. La coscienza rimane infelice. 

Nel cristianesimo medievale la scissione si esprime come sempre in tre momenti: 

1) nella devozione, in cui si cerca Dio abbandonandosi al sentimentalismo, senza l'uso della ragione;

2) nel fare e nell'operare, dove l'uomo agisce ma rinunciando interamente alla gloria delle sue azioni, attribuendole al divino;

3) nella mortificazione di sé: Il momento più profondo e drammatico della scissione. Attraverso l'ascesi, l'umiliazione della carne e la negazione del proprio corpo, l'individuo tenta di annullare il proprio io per confondersi con Dio.

Il culmine della mortificazione coincide con il punto di svolta. Nel momento in cui la coscienza si svuota completamente di se stessa e si affida alla figura del sacerdote (il mediatore tra l'uomo e l'Assoluto), essa tocca il fondo della propria nullità. Proprio in questa negazione totale, l'autocoscienza scopre che il divino non è una realtà estranea, ma è presente dentro di sé. Capisce che l'Assoluto è il soggetto stesso che compie questo percorso. Questa transizione segna il passaggio fondamentale dall'autocoscienza alla Ragione, ovvero la certezza della coscienza di essere, essa stessa, tutta la realtà.

L'Eticità e lo Stato etico

Hegel distingue Moralità (Moralität) ed Eticità (Sittlichkeit): mentre l'Eticità è la realizzazione concreta del bene morale nelle istituzioni storiche e sociali, la Moralità è la morale astratta dell'individuo, volontà soggettiva e interiore. La Moralità separa "essere" e "dover essere", è vuota e priva di contenuto, come quella kantiana. L'Eticità, diversamente, è Spirito oggettivo e sociale, è concreta, collettiva, interiorizzata nei costumi e nelle istituzioni di un popolo, è il bene individuale che si è risolto nello Stato. L'Eticità è il superamento della moralità astratta. Il bene non è più un vago ideale interiore e personale, ma una realtà già concretamente presente nelle stesse leggi e nelle stesse istituzioni, dimodoché l'individuo si identifica spontaneamente con le norme della comunità per realizzare la propria libertà.

Le tre tappe dell'Eticità sono:

1) La Famiglia, è il primo momento etico basato sull'amore spontaneo e sulla reciproca fiducia in cui l'individuo rinuncia al proprio egoismo per il bene dei figli. 

2) La Società Civile, è lo spazio pubblico, economico e giuridico, in cui gli individui atomizzati competono per soddisfare i propri bisogni particolari regolati dalle leggi, il legame è puramente utilitaristico, rappresenta la negazione della dimensione privata della Famiglia.

3) Lo Stato, è la sintesi perfetta, nello Stato il desiderio di libertà individuale si integra con la necessità della coesione sociale. Lo Stato è l'incarnazione dello Spirito oggettivo e del bene comune:
"Lo Stato è la realtà dell'idea etica, lo spirito etico, in quanto volontà manifesta, evidente a sé stessa, sostanziale, che si pensa e si conosce, e compie ciò che sa e in quanto lo sa."

La vera libertà è soltanto sociale: l'individuo non nasce libero e indipendente, la vera libertà si realizza solo quando il cittadino riconosce la legge dello Stato come la propria volontà e il proprio bene supremo. Esso è l'espressione della ragione incarnata nel mondo, possiede una propria coscienza e una propria moralità superiore che guida i singoli verso un fine universale, lo Stato materializza l'eticità poiché trasforma l'idea astratta del "bene universale" in una struttura politica e istituzionale concreta, solida e funzionante all'interno della storia umana.

La dialettica servo/signore

Figura tra le più celebri della Fenomenologia dello Spirito, spiega come l'autocoscienza non nasca in modo isolato, ma si sviluppi solo attraverso il conflitto e il riconoscimento. All'inizio, ciascuna autocoscienza sfida l'altra per affermare la propria superiorità, la posta in gioco è la libertà. Il più forte si pone come signore, la parte più debole sceglie di sottomettersi al signore per salvarsi la vita. Il servo dunque inizia a lavorare per il signore, diametralmente, il signore disimpara le nozioni pratiche e diventa sempre più dipendente dal lavoro del servo, non sa più provvedere a se stesso. Il servo, lavorando e producendo da sé le cose, guarda l'oggetto finito e lo riconosce come frutto della propria indipendenza, vi riconosce se stesso. Il signore, che pensava di essere indipendente, scopre di essere diventato schiavo del lavoro del servo. Il servo, attraverso il lavoro, si affranca e scopre di essere il vero signore della situazione, conquistando la propria libertà. Questa figura illustra il processo di evoluzione dell'uomo nella società, il quale acquista forza e coscienza di sé mediante quel lavoro che inizialmente doveva costituire la sua condanna. 

Nel pensiero marxiano, la dialettica hegeliana diventa la base per comprendere la lotta di classe tra la borghesia (il signore) e il proletariato (il servo), come nel modello hegeliano, è il lavoratore che, producendo la ricchezza reale, detiene le chiavi del cambiamento storico e della futura liberazione.

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